Visualizzazione post con etichetta crisi del rating USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi del rating USA. Mostra tutti i post

lunedì 8 agosto 2011

Una estate tempestosa

Una estate così non si vedeva da tempo. In Europa piove dappertutto e dall' Atlantico arrivano ogni giorno nuove perturbazioni. Peggio di così le vacanze, per i pochi che hanno potuto farle, non potevano andare. Agosto e' appena cominciato e le ferie sono gia' finite.
Ormai tutti hanno capito che questa volta non si tratta del solito temporale estivo, destinato a durare mezza giornata; anche sui mercati, in pieno agosto, e' arrivata una vera tempesta, di quelle che producono allagamenti, frane e ogni immaginabile tipo di conseguenze disastrose.
La tempesta perfetta e' giunta prima di quanto fosse lecito aspettarsi. Avevamo visto grandi nuvoloni neri all'orizzonte e le previsioni non erano buone, ma non si pensava che la bufera potesse iniziare gia' in piena estate.
I nuvoloni oscuravano i cieli d'Europa e degli Stati Uniti ormai da tempo ma era lecito pensare che la pioggia sarebbe come al solito arrivata in autunno. Invece, il prevedibile Big One, il ciclone del debito pubblico mondiale e' gia' arrivato, scatenato dalla ostinazione anti Obama del Tea Party, dalla  decisione di S&P e, infine, con effetti devastanti, dalla dura reazione dei Cinesi, ormai spazientiti creditori degli USA.
I primi a tornare dalle vacanze saranno gli Italiani, il popolo "bunga bunga", come ci chiamano in giro per il mondo. Gli Italiani, che si credevano in ferie dalla storia e che, mentre il mondo oscillava sull'orlo dell'abisso, hanno troppo pazientemente consentito al proprio Governo e al proprio Parlamento di dedicarsi per oltre due anni esclusivamente alla soluzione dei problemi personali e dei guai giudiziari del proprio capo.
Il sonno degli Italiani e' durato fin troppo a lungo ed ora, come abbiamo detto, siamo giunti all'amaro risveglio.
Ora che e' venuto il momento di pagare per questo madornale errore, tutti dovranno tenere gli occhi bene aperti e guardare attentamente a come e' stato compilato il conto da pagare, perche' sara' un conto molto salato. Probabilmente dovremo dare subito un grosso anticipo, il resto lo pagheremo nei prossimi anni, a rate, come un mutuo ad interesse molto variabile.

mercoledì 27 luglio 2011

L’Occidente come il Titanic

L’andamento dei mercati nelle ultime settimane è davvero paradossale.

Dovunque nel mondo, e particolarmente in Occidente, si discute della crisi che sembra infinita e sempre più minacciosa, ma i mercati azionari restano molto in alto senza mostrare segni evidenti di soverchia preoccupazione.
Europa e Stati Uniti si agitano per restare a galla nell’oceano del loro debito pubblico e le loro economie boccheggiano, ma i loro mercati azionari, nonostante qualche leggero starnuto, mostrano una apparenza di ottima salute. Lo S&P500 e il Dax sono molto più che tonici e, almeno per il momento, non danno segnali di cedimento. Tutto ciò sembra, in effetti, piuttosto strano e con l’aumentare delle quotazioni societarie, crescono anche i dubbi sulla razionalità di chi opera sui mercati.
In questi giorni, giorni in cui è, o dovrebbe essere evidente, a tutti che i tappi messi nei buchi finanziari della Grecia, della Spagna, dell’Italia, dell’Irlanda e del Portogallo, difficilmente riusciranno a chiudere la falla aperta dalla insostenibile fragilità dell’Euro e, dall’altra sponda dell’oceano, prende sempre più corpo la prospettiva di fallimento “tecnico” nientedimeno che degli Stati Uniti d’America, le borse europee ed USA restano molto vicine ai loro massimi storici di sempre. Sembrano cose da pazzi.
A molti ritorna in mente il famoso film più volte visto e citato: Titanic.
La nave finita contro l’iceberg è l’Occidente, il Transatlantico dei Paesi di più antica industrializzazione, un intero mondo, una nave assai invecchiata e un po’ arruginita, guidata da comandanti screditati ed in crisi di idee. L’iceberg, solo in parte visibile, è di quelli giganteschi ed insidiosi, bassa crescita e competitività insufficiente, una economia tenuta in vita da un eccessivo indebitamento. L’Occidente va, come nave senza nocchiero, nella grande tempesta indotta dalla globalizzazione.
Eppure, nonostante queste drammatiche evidenze, paradossalmente, le borse sono ai massimi, perché gli investitori restano ottimisti. Il paradosso è, in realtà, solo apparente. Per quanto possa apparire strano ai non addetti ai lavori, la finanza è come una macchina da corsa il cui motore non è più alimentato dall’economia, ma, da qualche anno, gira solo grazie alla politica. E più la macchina è a corto della benzina dell’economia reale, più aumenta l’alimentazione fornita dalle politiche monetarie.
Gli investitori sanno che per non far mancare il carburante necessario alla macchina, gli stati uniti d’Europa e d’America hanno stampato, stampano e stamperanno Euri, Sterline e Dollari e che, anche nei prossimi mesi, ci sarà grande disponibilità di denaro a basso prezzo. E’ altamente probabile, infatti, che anche la BCE, come stanno già facendo da tempo la Banca d’Inghilterra e la FED inizierà a stampare massicciamente le nuove banconote necessarie per acquistare i titoli dei PIIGS e che le tre banche centrali tenderanno a lasciare i tassi ufficiali ancora ai livelli minimi.
E tutta questa liquidità, generando inflazione, farà salire tutti i prezzi e finirà molto probabilmente per essere in buona parte investita in attività speculative e, almeno in parte, in Borsa.
Questa prospettiva fa sì che le borse tengano, nonostante tutto.
Che lo stato di salute della finanza in Occidente non sia proprio rassicurante è testimoniato dall’andamento dell’oro in costante ascesa ed è confermato dalla forza del franco svizzero e dal parallelo declino del dollaro. I loro trend aiutano a capire lo stato d’animo preoccupato degli investitori e dei decisori delle politiche monetarie.
Quindi, la contraddizione fra il pericolo di naufragio debitorio dell’Occidente e la tenuta dei mercati azionari è solo apparente e può essere facilmente spiegata.
Il vero fatto paradossale è, invece, che la crisi globale nata da eccessi di liquidità venga combattuta con cure da cavallo basate su ulteriori iniezioni di liquidità.
Per concludere, in questo scenario, almeno per il momento, non si intravedono elementi o fattori emergenti in grado di alterare o modificare sostanzialmente le tendenze di fondo.
Se ci saranno novità queste potranno venire esclusivamente dalla politica. La politica, come si sa, è l’arte del possibile, ed è anche l’arte di saper scegliere il male necessario per evitare il peggio, e, come abbiamo visto durante la crisi delle banche, può inventare di tutto. Ma, a mio parere, se non intervengono nuove invenzioni politiche o fattori, oggi imprevedibili, in grado di produrre nuovi shok ai mercati, le tendenze che abbiamo descritto dovrebbero perdurare almeno per i prossimi mesi. Quindi, avanti cosi, avanti tutta, senza però trascurare di tenere sempre pronte ciambelle e scialuppe di salvataggio.

“Bada alle piccole spese: una piccola falla affonda una grande nave”

                            Benjamin Franklin

sabato 23 luglio 2011

L'Armageddon di Obama

Sui mercati mondiali si annuncia una settimana piuttosto calda. L'ottimismo seguito al successo del vertice europeo per la Grecia è durato poco più di ventiquattro ore e già per il prossimo lunedì, 25 luglio, la riapertura dei mercati è minacciata da nuove nuvole di tempesta. Gli USA hanno urgenza di correggere radicalmente i conti pubblici e di ridurre il debito, ma la destra repubblicana insiste nell'ostacolare il progetto di risanamento del Presidente Obama, rifiutando ogni accordo in tal senso.  Insomma, sia l'Europa che gli USA stanno davvero messi male e se Atene piange, Sparta non ride.
“Evitiamo almeno l'Armageddon”, ha dichiarato ieri Obama, avvertendo deputati e senatori che ''il tempo sta scadere'', in quanto è ormai prossimo il termine del 2 agosto, giorno in cui si raggiungera' il limite del debito di 14,3 trilioni di dollari.
I mercati aspettano la riapertura di lunedì col fiato sospeso, mentre fra oggi e domani a Washington si andrà alla ricerca di un accordo in extremis per l'innalzamento del tetto fissato dalla legge al debito pubblico USA.
L'incertezza, al solito, regna incontrastata e, come sempre, è impossibile prevedere cosa succederà.
Non mi piace azzardare previsioni e premetto che potrei sbagliarmi anche di grosso, ma mi viene di pensare che, se in questo caldo fine settimana gli incontri convocati dal Presidente USA non riusciranno ad aprire concreti spiragli per un accordo fra Democratici e Repubblicani, la prossima settimana potrebbe essere di quelle da ricordare fra le più infauste nella storia dei mercati e dell'economia reale.
In questo scenario, che speriamo non si realizzi, si produrrebbe una pesante caduta delle borse mondiali e potremmo vedere l'euro in grande difficoltà per le ragioni esposte nel precedente articolo (vedi: Il mercatino del villaggio globale), mentre potremmo assistere ad un nuovo rally dell'oro e del franco svizzero. Anche lo yen beneficerebbe del suo tradizionale ruolo di valuta rifugio.
L'osservazione del grafico giornaliero EURCHF ci consente di comprendere che tale ipotesi confermerebbe la ripresa del trend ribassista già chiaramente visibile e potrebbe anzi produrne una vistosa accelerazione.

Al tempo stesso, l'osservazione del grafico daily dell'oro conferma come la perdurante incertezza sta spingendo ormai da anni gli operatori a rifugiarsi nel bene rifugio d'eccellenza; il prezzo dell'oro, dopo l'accelerazione delle ultime settimane, ha fatto una brevissima pausa e sembra volersi proiettare ancora più in alto.

Chi fa trading operativo e, in particolare, i trader di breve termine dovranno dunque seguire con grande attenzione gli eventi della prossima settimana, con la consapevolezza che anche in uno scenario così negativo, potrebbe bastare la ottimistica dichiarazione di un politico influente o di un banchiere centrale, piuttosto che l'uscita di dati settoriali o societari positivi per ribaltare completamente le previsioni.

Mai sottovalutare il potere della stupidità umana”
    Robert Heinlein