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mercoledì 29 giugno 2011

La tecnica perfetta.

L'attività di trading consiste essenzialmente nell'assumere decisioni in condizioni di incertezza.
Ogni volta che si apre la propria piattaforma di trading si è chiamati a prendere decisioni, momento dopo momento; mentre osserviamo il muoversi del prezzo, ad ogni istante, qualcosa può farci decidere di aprire un trade o di restare fuori dal mercato. Agendo, o anche decidendo di non agire, compiamo continuamente delle scelte.
Optare per un particolare orizzonte temporale, selezionare gli indicatori, stabilire i settaggi, aspettare, fissare l'entità del lotto, aprire un trade, piazzare lo stoploss, stabilire un obiettivo, spostare il take profit, chiudere il trade; sono tutte decisioni da assumere continuamente e con la necessaria rapidità. E' un impegno davvero notevole. Assumere decisioni nel trading è estremamente complicato, perché, come ben sappiamo, lo scenario nel quale il trader deve agire e “decidere” è in continua ed imprevedibile evoluzione. A momenti il prezzo mostra di voler repentinamente salire, un minuto dopo inizia a scendere drammaticamente. E' come se volessimo infilzare con la forchetta un boccone che si sposta continuamente nel piatto, e magari il piatto si muove anch'esso, a scatti, sul tavolo. Roba da rovinare l'appetito.
Così, decidere in un contesto di incertezza rappresenta per la psicologia del trader una sfida davvero ardua. Anche perché, normalmente nel Forex si fa trading in leva, ed il trader è costretto a “decidere” sapendo che una qualsiasi decisione sbagliata può costare cara. Ed il costo del sempre possibile errore moltiplica la difficoltà e l'insicurezza del processo decisionale (vedi: 7 Errori tipici).

L'uomo, per sua natura, ha un inconscio bisogno di sicurezza; il trader, invece, si trova a vivere costantemente e con estremo disagio in questa condizione di precarietà psicologica connessa alla paura di sbagliare; e spesso senza nemmeno averne piena consapevolezza.
Il trader è parzialmente cosciente dell'incertezza e razionalmente la teme, ma non sa che il suo disagio è amplificato dal contrasto con il suo stesso inconscio bisogno di sicurezza; questo conflitto interiore, di cui non è pienamente consapevole, genera in lui una particolare inquietudine che lo spinge a ricercare continuamente qualcosa in grado di allentargli la tensione.

Da ciò nasce l'impulso psicologico che induce la maggior parte dei trader ad adoperarsi per tentare nuove soluzioni, formule, settaggi, chiavi magiche in grado di soddisfare l'intimo desiderio di prevedere scientificamente il mercato e di non sbagliare mai. I più tenaci implementano continuamente nuove tecniche, sperimentano, testano, procedono con alterne fortune, in una infinita ricerca del Sacro Graal.
Altri, si arrendono alla fatica di farcela da soli, ma non rinunciano alla speranza che qualcun altro, dotato di un sapere maggiore o diverso, possa aver trovato la chiave del trading “sicuro”.


La ricerca di sicurezza è il bisogno inconscio “naturale” che fa la fortuna dei venditori di fumo. Cosi qualcuno prova ad acquistare trading system “infallibili”, expert advisor “all profit”, corsi di trading “avanzati”, servizi di “fornitura segnali”, esotiche invenzioni di trading eterodiretto come zulutrade ed affini. Tutte formule accomunate dalla caratteristica tipica delle bufale: la promessa di risultati facili e spettacolari, soluzioni inconsistenti che sono cosa ben diversa dalle soluzioni efficaci, che, nel mondo reale, sono assai più complesse e sofisticate.

Qualunque sia la strada che sceglie di percorrere, cercando la sicurezza, il trader rischia di passare la vita nella ricerca inutile della tecnica “perfetta”, ovvero l'isola che non c'è.
Proprio questa continua ricerca è, in effetti, un “sintomo” della debolezza del trader e rivela la sua incapacità inconscia di arrendersi all'evidenza dell'imprevedibilità connaturata ai mercati. La sua difficoltà ad assumere decisioni in condizioni di incertezza, difficoltà che nasconde il suo intimo rifiuto di assumere responsabilmente il rischio connaturato a questa particolare attività, è la prova inequivocabile di un approccio sbagliato, di una insufficiente esperienza e dell'inadeguatezza culturale del trader.

Un notevole passo avanti si compie proprio nel momento in cui ci si rende conto del fatto che sistemi ad elevata complessità come i mercati finanziari non sono riducibili a facili formulette in grado di rendere, come non di rado sognano i più ingenui, il 20% al mese e ci si rassegna, invece, a prendere atto, ad accettare e ad arrendersi alla verità vera dei mercati che sono caratterizzati da fluidità, volatilità, casualità ed imprevedibilità.
Paradossalmente proprio questa rassegnazione è in grado di trasformare il destino di un trader, fornendogli le basi per razionalizzare compiutamente il suo approccio al trading. E' il tipo di consapevolezza necessaria per acquisire lo stato mentale sicuro e, al tempo stesso, prudente che abbiamo suggerito nel post sulla Posizione Zen. Questa presa di coscienza, a mio avviso, costituisce l'abilità di base richiesta per diventare un trader vincente.
                                            "Le tecniche perfette non esistono in nessun business.                                                                                Le condizioni cambiano sempre  e  le tecniche devono essere adattate" Shigeru Nakamura



      

domenica 12 giugno 2011

“Vedere” il mercato

(Ridurre la complessità 3)

Per il trader che vuole smettere di fare pericolose "previsioni" e sta imparando a “vedere” il mercato è di primaria importanza capire come distinguere le fasi tipiche, che normalmente caratterizzano un mercato. Infatti, quale che sia la tecnica di trading prescelta, l'operatività del trader dovrà necessariamente essere adattata alla particolare fase che il mercato sta attraversando e allo specifico timeframe prescelto. 


Descriviamo brevemente le 4 fasi comunemente osservabili su qualsiasi mercato e in qualsiasi intervallo di tempo.















1. Trend
Riconoscere un mercato in fase di trend è piuttosto facile. Un mercato, come insegna la teoria di Dow, è in tendenza rialzista quando, nell'intervallo di tempo considerato, mostra prezzi minimi e massimi crescenti. In effetti, come ben si sa, basta guardare l'andamento del nudo grafico e verificare se c'è la possibilità di disegnare sullo stesso grafico una freccia diretta verso l'alto. Niente di più semplice. I trend possono essere osservati su qualsiasi intervallo di tempo, a seconda dei timeframe sui quali si intende operare, tuttavia, occorre tener presente che i trend sono generalmente più persistenti quanto più è ampio il periodo considerato, mentre, al contrario, possono rapidamente invertire la loro tendenza sui periodi brevi o brevissimi.
“Vedere” un trend, quindi, non deve significare che conviene sempre aprire un trade per seguirlo. Quando un trend si rende visibile, esso potrebbe anche essere prossimo al suo esaurimento e improvvisamente ritracciare. Se c'è un trend è sempre opportuno aspettare una sua correzione, per poi provare a coglierne la ripresa.













2.Congestione
La congestione è un mercato laterale, una fase in cui l'incertezza degli operatori è manifestata da un grafico senza una chiara direzione con il prezzo che sale, poi riscende, poi risale per un periodo più o meno lungo, con una volatilità accentuata. Spesso si manifesta perché gli operatori sono in attesa di notizie importanti, talvolta perché dopo un importante movimento in trend, cominciano ad affiorare dubbi sulla sostenibilità dei nuovi livelli di prezzo  raggiunti e qualcuno comincia a prendere profitto, raffreddando la corsa del prezzo e generando la fase laterale. La congestione è estremamente difficile da tradare, perché in effetti ci sta dicendo che tutti gli operatori non sanno bene cosa fare, e perché la volatilità è spesso fuori controllo e ciò complica il posizionamento degli stop loss, facendo sì che saltino spesso. Quando si vede il prezzo andare sù e giù ripetutamente e senza alcuna logica , vuol dire che per un alto numero di operatori l'incertezza è massima e c'è uno scontro in atto fra rialzisti e ribassisti. Chi potrà prevalere? Non è dato saperlo. Il trader accorto non fa previsioni e non fa scommesse, e si astiene dall'operare in queste fasi.















3.Correzione
Ogni trend vive necessariamente delle fasi di prese di profitto e, come mostra il grafico sopra, dopo una lunga salita, si può manifestare una flessione del prezzo. Spesso, però, dopo la flessione, il prezzo riprende la sua corsa. E' di enorme importanza imparare a distinguere le correzioni dalle inversioni ed è forse una delle abilità più difficili da sviluppare. Il principio da tenere bene a mente è che un trend deve considerarsi persistente fino a palese evidenza contraria. Da ciò consegue che considereremo ogni movimento contrario al trend visibile  come correzione, pronti ad aprire posizioni in favore del trend allorché la correzione ci apparirà esaurita e il trend primario riprende. Nelle fasi in cui non ci è chiaro se stiamo osservando una correzione o una inversione ci asterremo dall'operare, finché il mercato non mostra di aver optato per una precisa direzionalità.
Un buon trend è caratterizzato da una bassa volatilità e dal suo rapido e continuo riprendersi. Finché il trend è solido, il suo “moto” è contenuto in piccole escursioni, e il suo tempo di ripartenza è molto breve. Quando l'ampiezza del moto aumenta vistosamente o il ritmo del trend rallenta si sta annunciando una pausa o una correzione. La pausa può evolvere in una fase laterale, caratterizzata da maggiore volatilità, e al termine di questa, nella ripresa del trend precedente o nella sua correzione.  Le correzioni sono di norma le migliori occasioni che si presentano al trader per aspettarne l'esaurimento ed entrare in un mercato che riprende la sua tendenza.














4.Inversione
Riuscire a “vedere” una inversione al suo primo manifestarsi dà al trader il massimo vantaggio, in quanto ciò gli può consentire di cavalcare una lunga fase del nuovo trend. Tuttavia, la fretta può essere molto pericolosa, in quanto è molto frequente l'errore di valutare come inversione ciò che, invece, si potrebbe rivelare come una profonda correzione. Pertanto, il trader accorto dev'essere disposto a  perdere parte del movimento iniziale di un nuovo trend nascente da  una ipotetica inversione, se desidera ridurre il rischio di trovarsi contro un trend in ripresa.
Per distinguere le inversioni dalle correzioni, è necessario osservare ciò che sta avvenendo sul grafico al timeframe superiore a quello sul quale intendiamo operare. Infatti, come si è visto, il trend è un ordinatore (vedi: Il Trend: l'ordinatore di un sistema caotico) e i trend maggiori tendono a prevalere su quelli minori; come sappiamo, se un trend è in atto, esso è sempre visibile  sulla scala superiore e, pertanto, è sul grafico di più lungo termine che possiamo avere conferma dell'avvenuta inversione. 


Acquisire la capacità di riconoscere visivamente le fasi appena descritte è di grande importanza, in quanto, come si è visto e si può intuire, ciascuna diversa fase richiede al trader di assumere scelte adeguate. Sulla base di tale premessa, nei prossimi articoli, mi propongo di spiegare compiutamente il mio metodo per stare sempre dalla parte giusta del mercato, ovvero a favore del trend dominante.

                          "Non basta guardare,
                          occorre guardare con occhi che vogliono vedere,
                           che credono in quello che vedono."
                                                    Galileo Galilei 






Il trading sull'aglio

(“Ridurre la complessità” n. 2)

Il fatto che l'aglio fa bene alla salute è ormai una certezza. Non saprei dire se l'aglio è una materia prima trattata sul mercato di Chicago, anche se sta avendo i suoi momenti di gloria sui grandi mercati dell'ingrosso ortofrutticolo e nel commercio con la Cina. Ma conosco un tipo, un rude personaggio, che con un unico trade sull'aglio ha realizzato la sua personale fortuna.
Vi racconto la storia di successo di Lino, un piccolo grande trader, che mi è capitato di conoscere. La sua è una storia semplice, incredibile ma vera. Per quanto possa sembrare inverosimile, la riporto esattamente come mi è stata raccontata dal protagonista. Lino ha studiato alle elementari e il suo italiano è davvero povero, ma sa fare bene i conti e gestisce un negozio di ortofrutta come un vero manager. Lino è un campione fra i “fruttaroli”; nel suo grande negozio, al centro della città, ha una decina di commessi, tutti indaffaratissimi con una folla di clienti che si aggirano fra insalate, peperoni, cetrioli, banane, mele, e quant'altro può dare l'agricoltura.
Il negozio ha due casse che suonano sempre allegramente. E' un mercato continuo, c'è sempre movimento. Lui se ne sta tranquillo seduto su una soglia che affaccia sulla strada a fumare il suo toscano, osserva e dirige tutto con lo sguardo. Lino è partito praticamente da zero. Da un minuscolo negozietto senza pretese, in una squallida, benché popolosa periferia. Nel giro di alcuni anni, senza mai fare il passo più lungo della gamba, si è dapprima spostato con il suo negozietto nel centro città, poi ha preso un negozio più grande e via via ha costruito il suo business dalle solide basi.

E' davvero un numero uno. Sono sempre stato incuriosito da personaggi come lui. Tipi con il minimo di quello che comunemente si definisce “cultura”, ma con il massimo di qualcosa che può essere definito “senso pratico”, un mix di intelligenza ed intuito. Doni di natura.
Nel suo piccolo, Lino è anche un campione del capitalismo contemporaneo. Paga pochissimo i suoi dipendenti e punta a incrementare la sua clientela, non esagerando con i prezzi e accontentandosi di lucrare poco sulle singole vendite. I suoi prezzi sono bassi e così è bassa anche la qualità dei prodotti che tratta. Rilascia sempre lo scontrino, ma, conoscendolo, sospetto che ha trovato comunque il modo per scansare il più possibile le tasse.

Frequentando da un po' di tempo il suo negozio, mi è capitato di stabilire con lui una certa confidenza e, di tanto in tanto, di scambiare due chiacchiere su come vanno gli affari e sull'andamento dei prezzi al mercato all'ingrosso.
In effetti, io non saprei dire se uno come lui può essere definito un “trader”. Lino certamente non pratica il trading online e, quasi certamente, non sa nemmeno cos'è il trading o la borsa. Lui conosce e frequenta dal vivo il mercato locale dell'ingrosso ortofrutticolo. La sua esperienza di trading è cominciata ed è limitata a quel mercato. Forse sa leggere, ma sicuramente non legge né libri, né giornali, anche se il suo negozio è pieno di giornali con vecchie notizie che i suoi dipendenti utilizzano per incartare la merce. Eppure Lino mi ha dato una interessante lezione, spiegandomi come, qualche anno fa, aveva realizzato una brillante operazione di trading. Sull'aglio.
Mi stava raccontando un po' della sua vita e di come da misero fruttarolo di periferia aveva realizzato il suo piccolo impero. Tanti piccoli passi, mattone su mattone, comprando e rivendendo in giornata, incrementando piccoli profitti.Vedete, dottò, non è che uno così si arricchisce, ma ci campa bene. Bisogna sapersi accontentare”, disse girandosi fra le dita di mani grosse e callose il suo mezzo toscano. “Sò andato avanti così per anni, ho faticato assai e non mi sono mai lamentato. Ma è venuto il mio momento fortunato”, si fermò per fare due lunghe boccate dal sigaro, “quando l'aglio cominciò a salire.” Ero molto incuriosito, ma lui mi spiegò tutto senza che io glielo chiedessi.
Ci fu un periodo, che io ogni giorno che andavo al mercato vedevo che l'aglio aumentava, ogni giorno aumentava. Ma non è che aumentava di poco, ogni giorno il 7 o l'8 per cento, a volte anche di più. Il prezzo non scendeva mai e non si fermava. Allora mi sono lanciato nell'affare, ho comprato forte, tutto l'aglio che potevo comprare, con tutti i soldi che avevo. Il prezzo dell'aglio ha cominciato ha crescere ancora di più. Dopo due settimane ho venduto tutto e ho triplicato il capitale; in pochi giorni avevo guadagnato più di quanto non avevo fatto in dieci anni di lavoro”.

Tutto qua. Lino il fruttarolo, con un unico trade, sull'aglio, aveva cambiato la sua vita. Lino non fa trading abitualmente, anzi, forse non è affatto un trader, non sa niente di economia, di fondamentali, di analisi tecnica. Non ne sa proprio nulla. Ma il suo trading sull'aglio va considerato un trade esemplare. Lino ha aperto il suo trade semplicemente perché aveva visto l'emergere di un forte trend. Intuito e fortuna. Per me è stata una lezione importante su come il trading può essere anche estremamente semplice. Se si vuole ridurre al minimo la complessità si fa così: una, o pochissime operazioni, in presenza di un forte trend. Occorre un po' di fortuna. (N.B.: nel mondo contadino l'aglio è anche considerato molto efficace contro il malocchio.)

                               “Essere superstiziosi è da ignoranti; ma non esserlo porta male!”
                                                                                         Eduardo De Filippo

mercoledì 8 giugno 2011

Basta analisi, bisogna agire!

Da dove nasce l'esigenza di “ridurre la complessità”, nel trading come nella vita, quando ci troviamo di fronte alla necessità di prendere decisioni in situazioni di incertezza?

Il settimanale Newsweek ha recentemente pubblicato un interessante articolo dal titolo “Troppa informazione ci rende stupidi”.
Il pezzo spiega che l’eccessiva quantità di informazioni e di opzioni per compiere una scelta mette in difficoltà il nostro cervello, spingendoci a volte a dire “OK, basta analisi e riflessioni: bisogna decidere e agire”.
Gli studi sulle decisioni hanno dimostrato che la quantità eccessiva di informazioni induce l'individuo a scelte oggettivamente più emotive, a decisioni impulsive dovute a una sorta di stanchezza mentale.
Secondo Newsweek negli ultimi anni il problema si è acuito a causa delle nuove tecnologie e di Internet, che ogni giorno ci investono con quantità enormi di nuove informazioni.
Alcuni esperimenti realizzati con la risonanza magnetica funzionale, l'esame diagnostico che consente di mettere in evidenza le aree del cervello che si attivano sotto particolari stimoli, hanno dimostrato che i centri del cervello che si occupano delle scelte vanno in tilt quando ci sono troppe informazioni. I partecipanti all’esperimento sono andati in sovraccarico e hanno iniziato a fare errori. L’area della corteccia prefrontale dorsolaterale (CPD), quella che si occupa di fare le scelte, ha progressivamente ridotto la propria attività, mentre è aumentata quella della zona del cervello che controlla le emozioni, perché i volontari erano sotto stress a causa delle troppe variabili da considerare.”
Queste ricerche sono particolarmente significative per chi si occupa di trading, in quanto, come i trader ben sanno, tipicamente questa particolarissima attività richiede proprio un grosso lavoro di ricerca, aggiornamento e valutazione in tempo reale di nuove informazioni. E, pertanto, il problema della capacità di elaborazione dei dati da parte della mente umana è uno dei problemi decisivi del trading. La possibilità di elaborare rapidamente le informazioni provenienti dai mercati è anche condizionata dal grado di competenza ed esperienza del trader, che, se opera con conoscenze limitate, incontra maggiori difficoltà ad identificare e “filtrare” i dati rilevanti e “utili” nel continuo flusso di news da valutare. Quindi si spiega perchè molto spesso i trader si sentono spinti ad agire, non sotto l'impulso di valutazioni razionali e ponderate, ma per stanchezza ed emotività.
Se vogliamo cavarcela nel trading, come nella vita, in un mondo così complicato, dobbiamo imparare a “filtrare” le informazioni, sapendo che i “filtri” siamo noi. Con la cultura, la competenza e l'esperienza che abbiamo.
Nell'articolo precedente (vedi: Come Ridurre la Complessità ) abbiamo illustrato un semplice modello che aiuta a semplificare il processo decisionale di chi intende affrontare il mercato valutario in base a valutazioni di tipo macroeconomico. Nel prosieguo del blog proporremo alcune idee per ridurre la complessità utilizzando semplici strumenti di analisi "visiva".
                                              "L'intelligenza è utile per la sopravvivenza
                                                se ci permette di estinguere una cattiva idea
                                                prima che la cattiva idea estingua noi".
                                                                               Karl Popper

lunedì 30 maggio 2011

Cosa c'è dietro il Forex?

Tempo fa, curioso di capire meglio i grandi cambiamenti economici degli ultimi anni e un pò sconfortato dalle deludenti esperienze che mi capitava di fare con i miei piccoli trade, per chiarirmi le idee su quello che stavo facendo, mi cimentai a costruire questo rudimentale modellino.
Come si vede, è solo una bozza incompleta, una rappresentazione molto grossolana di quello che è il sistema della finanza globale, il “sistema di sistemi”. L'immagine non è granché, è sicuramente incompleta e davvero generica, ma consente di costruire un ragionamento estremamente utile a chi fa trading sul Forex



La sua comprensione è assolutamente intuitiva. Il sistema della finanza globale è composto da un infinità di sottosistemi, nodi, ai quali sono collegati altri sottonodi, e ciascun elemento del sistema interagisce e retroagisce con tutti gli altri. Non avevo bisogno di un disegno più dettagliato e preciso per ottenere quello che stavo cercando. Mi occorreva una rappresentazione visiva, il più possibile sintetica, della complessità del sistema finanziario mondiale, utile per capire meglio i nuovi temi della geopolitica, la questione dell'energia e della sostenibilità dello sviluppo, e per focalizzare la mia attenzione su cosa in effetti può determinare gli andamenti valutari dei diversi paesi.

Per la verità, appena completato il disegnino, mi capitò di osservarlo con vero sconcerto. Avevo davanti una sorta di mappa del Villaggio globale, sotto il profilo dell'economia e della finanza.
La sua “visione” mi offriva la possibilità di uno “sguardo d'insieme” e, allo stesso tempo, una nuova consapevolezza: tutti i nodi erano direttamente collegati o collegabili. E in più, ogni nodo, anche il più piccolo rappresentava un sistema complesso e dinamico ( vedi: Complessità e Caos). Tirarne fuori qualche idea utile, mi sembrò al momento piuttosto complicato.
Nella mappa avevo segnato in rosso le principali valute per evidenziarle. Ma come si potevano prospettare i possibili scenari di evoluzioni valutarie a partire da un quasi infinito numero di variabili?
Inizialmente, mi venne di pensare che, tutto considerato, l'Analisi Tecnica era probabilmente l'unica o almeno la migliore soluzione. Con l'analisi tecnica il “complesso” sembra diventare incredibilmente semplice. Con l'AT si tracciano linee sui grafici, si imposta un indicatore, si osserva un particolare oscillatore e il gioco è fatto! In più, grazie all'AT, ci sono anche dei software e dei sistemi esperti che fanno tutto da soli.
Con il tempo, e con comprensibile dispiacere, mi sono andato convincendo che purtroppo l'AT non può essere usata come un passpartout, la semplice chiave che apre tutte le porte e risolve i problemi del trading. Sarebbe davvero ingenuo pensarlo.
Dietro al Forex, il gigantesco mercato mondiale delle valute c'è un “sistema di sistemi” enormemente intrecciato e correlato, la cui complessità non può essere controllata per mezzo dell'AT. La “chiave” che cercavo, quindi, non poteva essere nascosta nei cassetti segreti dell'AT (vedi:Scienza e Analisi Tecnica).
Per poter migliorare il mio piano di trading dovevo impegnarmi per immaginare qualcos'altro, qualcosa di più affidabile, una chiave diversa per “ridurre la complessità”.
Ho cercato a lungo una possibile soluzione ed infine l'ho trovata nei metodi impiegati da chi affronta i “sistemi complessi” nei diversi campi scientifici. Non è un passpartout, né una chiave magica, ma è in grado di aprire nuove porte. Ne parlerò nei prossimi post (vedi: Come Ridurre la Complessità).


                             “Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro.”
                                                                                          Niels Bohr

sabato 28 maggio 2011

Sapere e saper fare

Chi si avvicina al trading capisce in poco tempo la differenza fra sapere e saper fare. E' una differenza riscontrabile in tutte le professioni umane, come tutti abbiamo potuto sperimentare passando dalla scuola al lavoro.
In particolare nel trading, il saper fare richiede, insieme a diversi saperi teorici, una lunga esperienza pratica.
Molti trader capiscono abbastanza presto cosa fare: comprare la forza, vendere la debolezza, e seguire i trend. Comprare quando il trend è rialzista, vendere quando è ribassista e lucrare sulla variazione di prezzo.
A prima vista sembra un giochino da ragazzi, e questa apparente facilità attrae molti novizi che magari indovinano qualche trade, ma, prima o poi, finiscono per scoprire che il giochino è tutt'altro che facile.
E' opinione comune che più del 90% dei trader perde i propri soldi. Probabilmente sono proprio quelli che, fidandosi un pò troppo di qualche seducente “prova” statistica o di una visione semplicistica dell'analisi tecnica, tendono a fare previsioni e a “scommettere” in base ad esse.

Comprare la forza, vendere la debolezza, e seguire i trend. Ma non basta conoscere la teoria, bisogna saperlo fare in pratica. E non è un mestiere agevole. Sembra facile, ma non lo è.
Le "certezze" teoriche su come e quando conviene investire sono poche e limitate. Il trading, pur essendo un campo enormemente esplorato, non sembra ancora aver del tutto consolidato dei metodi e degli attrezzi convincenti e definitivi.
Seguire il trend è generalmente vantaggioso, supporti e resistenze possono talvolta rivelarsi utili per identificare possibili aree di pausa o inversione del prezzo, le divergenze di indicatori e oscillatori rispetto al prezzo possono segnalare possibili inversioni, ma fare trading costruendo “previsioni” in base a tali strumenti non può garantire operazioni vincenti.

E allora, perché un elevato numero di trader tende ad operare proprio in base a previsioni di questo tipo? Perché così spesso  si aprono trade sulla base di illusorie "previsioni" tecniche?

La più pericolosa insidia per il trader è proprio la sua umanissima e istintiva propensione a fare previsioni e a scommettere in base ad esse (vedi: Trading e Gioco d'Azzardo).
Il trader è spinto dalla necessità di entrare velocemente in un trend in quanto ciò gli garantisce il vantaggio di trovarsi tra i primi, beneficiando della spinta che i ritardatari imprimeranno sul prezzo. Questo bisogno lo stimola costantemente a tentare di cogliere possibili inversioni di trend al primo manifestarsi. Purtroppo, molti "indicatori" o "segnali" possono ingannare il trader avventuroso: il prezzo che incontra una resistenza e accenna a ripiegare, un improvviso balzo di volatilità in controtendenza, una lunga pausa di volatile consolidamento. Tutte circostanze in cui sembra annunciarsi un cambio di direzione e si è tentati di aprire impulsivamente posizioni contro il trend dominante. Così ci si espone al rischio di scambiare una semplice pausa o correzione per una inversione. Questo stimolo costante a prevedere è il peggior nemico del trader (vedi: 7 Errori Tipici).

Se si è consapevoli dell'imprevedibilità del mercato, il trading consente una sola strategia: imparare a seguire passivamente il trend nei suoi sviluppi.


Il trader raggiunge la maturità quando smette di fare previsioni ed impara a seguire semplicemente l'azione del prezzo, confidando ragionevolmente nella persistenza del trend visibile sul timeframe superiore a quello in cui sta operando.

Ma anche questa semplice soluzione non è alla portata di tutti. Anche seguire semplicemente il prezzo non è facile. Quando il trader vede su un grafico settimanale che il prezzo sale, può anche vederlo scendere nel grafico giornaliero. In situazioni di questo tipo, estremamente frequenti, è facile cadere nell'errore di scambiare una semplice correzione per una inversione del trend ed aprire un trade che si rivela subito contro il mercato.
Imparare a seguire il trend presuppone di avere idee molto ben chiare, basate su attente valutazioni macroeconomiche e sull'esperienza. Solo quando è in condizioni di agire con sicurezza,  con una chiara visione della dinamica di mercato in atto, il trader è in grado di attuare il proprio piano operativo, scegliendo il momento più favorevole per aprire il suo trade. Se non adotta questo schema sarà costantemente in balia di movimenti di mercato che non è in grado di interpretare e capire, e sarà costretto ad assumere le proprie decisioni sotto l'influsso di spinte emotive ed irrazionali.

Nel trading è necessario coltivare alcune “abilità di gioco” e fondare la propria operatività  su scelte di tipo strategico e tattico, come money management e rapporto rischio rendimento, più che su previsioni che possono spesso rivelarsi errate (vedi: 7 Regole (quasi) d'oro).
Il trading, quindi, va concepito più come un “arte” che come una scienzaE' una sofisticatissima forma di artigianato, e, come avveniva nelle vecchie botteghe artigiane, è una attività che richiede molti saperi, lunga esperienza, conoscenza e cura meticolosa degli attrezzi, confidenza con il materiale da lavorare e certosina attenzione a fatti a prima vista marginali. Come l'artigianato che si fa arte, il trading richiede estrema attenzione ai dettagli, a particolari apparentemente insignificanti e piccoli “trucchi del mestiere”.

                               "Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo."
                                                                                                 Aristotele  

Scienza ed Analisi Tecnica

I nostri nonni erano un po' magici. Conoscevano bene il vento e guardavano la forma delle nuvole per capire se stava per piovere. Noi “moderni”, anziché affacciarci alla finestra, troviamo più comodo leggere le previsioni meteo su internet.
Finanza e meteorologia sono due tipici sistemi complessi, ciascuno con caratteristiche proprie, ma anche con molti aspetti e problemi comuni.
In meteorologia, per la maggior parte delle volte, le previsioni a breve termine si dimostrano corrette. D'estate è facile prevedere che domani ci sarà sole; d'inverno, nei periodi di perturbazione atmosferica, è più probabile la pioggia. In primavera e in autunno, c'è più variabilità e risulta molto più complicato fare previsioni. Come sappiamo, la questione si complica ancora di più se, ad esempio, per organizzarci una vacanza vogliamo sapere che tempo farà fra due o tre settimane. Per le previsioni a medio e lungo termine, i meteorologi hanno bisogno di impiegare un modello in grado di valutare le probabilità di sole o pioggia per periodi più lunghi. E la cosa si dimostra piuttosto complicata, perché quand'anche i computer utilizzati sono molto potenti ed i modelli previsionali estremamente sofisticati, gli scenari prospettati non sono quasi mai affidabili (vedi: Le sfide della complessità ).
Con i mercati avviene qualcosa di molto simile a ciò che osserviamo con le previsioni del tempo. Un forte trend rialzista è un po' come l'estate, uno ribassista come il piovoso inverno. Ma quando i mercati oscillano perturbati e senza direzione, come il meteo delle mezze stagioni, chi può mai dire che tempo farà domani?

Molti ritengono che c'è una “scienza” in grado di dircelo: l'Analisi tecnica.

L'analisi tecnica è uno degli strumenti più popolari ed utilizzati dai trader che aspirano ad operare con profitto sui mercati finanziari. Essa ci aiuta a vedere facilmente, anche con un semplice colpo d'occhio, se c'è una direzione dei prezzi di un titolo e se il mercato è rialzista o ribassista. In più essa fornisce una articolata strumentazione per meglio comprendere ogni fase del mercato che stiamo osservando. Contro l'analisi tecnica, tuttavia, vengono sollevate numerose e spesso fondate obiezioni che vale la pena di approfondire.

L’Analisi Tecnica, come ormai si può studiare anche nelle università italiane, consiste di quell’insieme di regole, tecniche e strumenti miranti alla “previsione”, o meglio,alla definizione di possibili scenari di evoluzione dei mercati partendo dall’osservazione dei prezzi. Essa si basa sull'assunto che il prezzo di un titolo è la risultante e la sintesi di tutte le informazioni disponibili in ciascun momento su quel titolo.
Tutti gli studi di AT si basano su semplici osservazioni empiriche che definiscono gli andamenti del prezzo in base a “comportamenti tipici “ e a dinamiche generate dalla psicologia degli investitori. Secondo questo tipo di analisi, il comportamento della enorme massa di persone che opera sui mercati può essere analizzato e codificato in modo da trovare dei comportamenti ripetitivi, i cosiddetti patterns.

Ma è vera scienza?

Stimare l'utilità e il valore dell'analisi tecnica è una brutta gatta da pelare. Sull'argomento sono già stati inutilmente consumati fiumi di inchiostro e di parole. Pro e contro l'analisi tecnica si scrivono libri, si confrontano convinzioni ed esperienze e si raccontano storie di successo di non agevole spiegazione. Bisogna anche considerare che non sempre ciò che si sostiene circa la validità di questa “scienza” proviene da soggetti del tutto affidabili e disinteressati.
Il punto, come abbiamo provato a chiarire (vedi: Il futuro è nelle mani di Giove) è che sui mercati quasi mai si ha a che fare con fenomeni di prezzo riconducibili a rapporti di causa/effetto individuabili e ricorrenti in rapporto agli accadimenti dell'economia reale.
Tipicamente, il trader è portato a “credere” nell'analisi tecnica e a pensare che esistono dei patterns e delle persistenze nei movimenti dei prezzi, per il fatto stesso che questa “disciplina” vede mobilitati fior di economisti, matematici e tutto un vasto mondo di saperi e competenze. Questa “fede” gli deriva proprio dalla constatazione di una così vasta diffusione e popolarità. Il trader è portato a pensare che, se la lettura dei grafici non fosse qualcosa di valido, tutti gli studi nel campo della previsione finanziaria, e in particolare nell'AT, non avrebbero ricevuto tanta attenzione, non si sarebbero scritti così tanti libri, non ci sarebbero tanti media che ne parlano quotidianamente.
Molti trader sono anche convinti che, da qualche parte, dentro la “scienza” dell'AT ci sia una “luce” nascosta, un nocciolo di verità, una sorta di Santo Graal che solo i più tenaci potranno conquistare e che li metterà in condizione di accumulare grandi profitti.
Immaginando di poter prima o poi trovare la “luce” i trader neofiti coltivano l'illusione di poter comprendere “scientificamente” il mercato grazie alla propria personale intelligenza e razionalità. Ogni trader sogna di giungere, grazie ai suoi “personalissimi” indicatori ed oscillatori, a “vedere ciò che gli altri non vedono” e poter conquistare così uno stato di grazia, una sorta di illuminazione.
Purtroppo, però, l'analisi tecnica non è una “scienza” esatta. Non può essere una scienza esatta, perchè se lo fosse saremmo tutti felicemente ricchi alle spalle di chi non conosce le sue semplici formule per “prevedere” il mercato. Infatti, molti test sull'affidabilità delle figure più comuni ed usate in analisi tecnica, come le candele giapponesi, i doppi e tripli minimi e massimi, le trendline, etc. hanno mostrato risultati abbastanza deludenti.
Al contrario, l'analisi tecnica porta anche a commettere numerosi errori ed in più espone il trader ingenuo alle fauci dei famelici squali che popolano gli abissi del mercato1.
Un esempio pratico: l'individuazione di livelli statici o dinamici come le resistenze e i supporti è un classico compito che il trader “tecnico” abitualmente compie per formulare le sue ipotesi, ma la definizione di questi livelli non gli può dire nulla di certo su ciò che farà il prezzo una volta raggiunte le soglie prefissate. Le rispetterà? le romperà? Nessuno può dirlo. Né è possibile sapere in anticipo se un supporto rispettato 1 volta o 10, oppure n volte, sarà rispettato anche al prossimo test. O se, al contrario, benché violato il suo supporto, il prezzo non inverta la tendenza.
La lettura dei grafici si è resa ancor più complicata negli ultimi anni, per effetto del cosiddetto HFT, trading ad alta frequenza, una sorta di “scalping”, basato su operazioni della durata di pochi decimi di secondo, gestite in automatico, con l'aiuto di algoritmi che calcolano le variazioni di prezzo al millesimo di secondo, da sofisticatissimi sistemi computerizzati. Con tali sistemi, come ha recentemente sostenuto Ilsole24ore, si realizzano oltre il 60% delle operazioni  finanziarie e "si compra e si rivende alla velocità della luce, il tempo di un batter di ciglia ed il gioco è fatto. Si fa pelo e contropelo ai trader e agli investitori tradizionali."

Alcuni traders, verificati i limiti predittivi dell'analisi tecnica, hanno optato per una strategia alternativa. Così mentre la maggior parte dei traders si sforza di individuare i trend per seguirli, una minoranza sceglie la cosiddetta strategia “contrarian”, contando di guadagnare sui cambiamenti di tendenza che colgono di sorpresa la massa degli operatori. E' un pò come uscire con l'ombrello quando c'è il sole, o in bermuda sotto la neve. Ci vuole molto coraggio, ma casualmente potrebbe rivelarsi profittevole. I mercati si muovono continuamente, e sono affascinanti, proprio perché sono fatti da soggetti con diversi punti di vista.
Gli argomenti esposti dovrebbero bastare a far comprendere perché è necessario non farsi eccessive illusioni sull'affidabilità di certi cervellotici tecnicismi


Possiamo ora cercare di esprimere, in sintesi, a cosa serve l'Analisi Tecnica.
In effetti, come è possibile verificare solo attraverso una lunga esperienza, lo studio dei grafici non ci consente di “pronosticare”, anche se può aiutarci a “esaminare” e “capire” cosa il mercato sta facendo in un dato periodo.
La lettura dei grafici è, e deve essere, essenzialmente una pratica di “visione”. Un occhio attento e allenato può “vedere” con relativa facilità che cosa sta avvenendo su un dato mercato, se c'è una tendenza e qual'è la tendenza. Di più, il grado di inclinazione della tendenza ci dice qual'è la sua forza; il livello di regolarità o irregolarità di un grafico ci può segnalare qual'è il livello di volatilità. L'inserimento di una o due semplici medie, smussando il “rumore” derivante dalle continue oscillazioni del prezzo, può facilitare la lettura della situazione. Supporti e resistenze, o per chi li preferisce i pivot point, possono consentire una mappatura del mercato per avere aree di riferimento per il nostro trading. Alcuni oscillatori, come ad esempio l'RSI, da considerare con prudenza, possono metterci in guardia segnalandoci le perdite di momentum nelle situazioni di ipercompato o ipervenduto.
Per concludere, si può ritenere che l'analisi tecnica può anche essere considerato uno strumento prezioso e di grande utilità per il trader; ma dev'essere ben chiaro che, da sola, non può bastare e non deve essere mai usata per fare previsioni, mentre possiamo considerare alcuni suoi strumenti come un valido supporto per scegliere il momento più favorevole per aprire un trade e, come vedremo, per ottimizzare il rapporto fra rischio assunto e rendimento atteso.

1Per il semplice motivo che proprio grazie all'analisi tecnica, potendo individuare in anticipo i livelli dove la maggior parte dei trader piazzano i loro ordini e i loro stoploss, i furbi del mercato possono facilmente sistemare le loro trappole e trarne vantaggio.


                                "Lo statistico è una persona che fa un calcolo giusto
                                  partendo da premesse dubbie
                                  per arrivare a un risultato sbagliato."
                                                                                                                  Jean Delacour